VERSO UN FUTURO “AUTONOMO”?

Negli ultimi anni i costruttori di veicoli, ma anche altri importanti stakeholder provenienti dal settore della sensoristica o dell’ICT, stanno lavorando per sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate che portino sul mercato mezzi di trasporto dotati di livelli crescenti di automazione e di elevata connettività. Le motivazioni legate a quest’accelerazione sono in primo luogo legate alla necessità di fare un significativo passo avanti per la sicurezza stradale e la fluidità del traffico, ovviando al problema del fattore umano, origine di circa l’85% degli incidenti stradali.  A fianco di questa esigenza, si rileva però l’interesse nell’immaginare nuove soluzioni di mobilità, che prescindano dal singolo individuo sia come conducente che come proprietario di un veicolo. Servizi di vehicle-sharing, già realtà in molte città europee, potrebbero ad esempio trovare una espressione ancora più estrema grazie alla guida autonoma, aumentando i coefficienti di utilizzo di un singolo veicolo e contribuendo dunque alla riduzione del parco veicolare nazionale (con conseguente riduzione dello spazio occupato).

I livelli di automazione tecnicamente raggiungibili oggi (livello 1, livello 2 e, in alcuni casi, livello 3), sono caratterizzati dalla permanenza al 100% del veicolo in una condizione in cui il conducente rimane perennemente coinvolto. La messa sul mercato di tali soluzioni ha comunque richiesto apposite modifiche normative (alla Convenzione di Vienna del 1968), entrate ufficialmente in vigore il 23 marzo 2016. Per il futuro, già a breve e medio termine, sarà necessario modificare di nuovo e in modo più radicale la legislazione vigente, per fare in modo che si possa progredire sino a raggiungere il livello 5 di automazione (“driverless car”). In particolare, le necessità più urgenti sono relative a un quadro normativo nazionale armonizzato col quadro internazionale per la sperimentazione e l’omologazione dei veicoli autonomi, alla finalizzazione degli standard per le tecnologie di comunicazione, alle sfide legate alla cyber-security e alla protezione dei dati.

Un futuro prossimo in cui i veicoli possano guidare da soli apre numerose prospettive in termini di nuove applicazioni, nuovi modelli di business e nuovi attori, ma anche importanti questioni in merito a come le realtà urbane e le Pubbliche Amministrazioni possano essere parte integrante di tale sviluppo, sia in termini infrastrutturali che gestionali.

Cosa ne pensate?

È corretto incentivare uno sviluppo tecnologico in questo senso, che rischia di aumentare l’utilizzo dell’automobile a discapito del trasporto collettivo o della mobilità ciclistica?

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3 Commenti su "VERSO UN FUTURO “AUTONOMO”?"

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Giovanna Martellato
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Per quanto riguarda la sharing mobility recenti studi americani confermano la competizione con il trasporto pubblico

I servizi di car pooling peggiorano la congestione.

Andrea
Membro
Interessante e parzialmente nuova la raccolta di casi e studi sul tema. Ma la questione non è nuova. E forse, più interessante della raccolta di casi a favore o contrari ad uno o l’altro dei servizi di mobilità, varrebbe la pena considerare le condizioni e l’efficacia delle norme che governano i servizi di trasporto aperti al pubblico. Mi spiego meglio: la sharing mobility sottrae ruolo sia all’auto privata che al tram. Ovvio. Ma quando, a che ora, dove. Se la sera, quando il tram è vuoto e ci sono poche corse, al Comune converrebbe e potrebbe persino rimborsare chi usa… Leggi il resto »
Giovanna Martellato
Membro

Condivido il fatto che l’amministrazione pubblica centrale e locale abbia un ruolo, ma deve essere preparata. Le misure dovrebbero far parte di un piano/programma che si basa su dati omogenei e validati con cui confrontare le ipotesi di impatto delle misure.Si dovrebbe considerare inoltre che i nuovi servizi di mobilità generano altri tipi di mobilità casa lavoro di cui la norma sulla tutela assicurativa dovrebbe tenere conto. Insomma ci vuole un approccio tecnico
scientifico integrato /olistico. Servo linee guida di riferimento è modifiche alle norme non solo a richiesta Delle lobby.