BATTERIE EUROPEE?

Nel corso dell’ultimo anno molti produttori di veicoli europei hanno reso pubblici dei piani di sviluppo fortemente orientati alle motorizzazioni elettriche ed ibride, che implicheranno un sensibile incremento nell’utilizzo di sistemi di accumulo a bordo dei veicoli. Allo stato attuale, un’altissima percentuale delle batterie dedicate all’autotrazione è però prodotta nel continente asiatico o in nord America e tale tendenza sembra confermarsi nei prossimi anni, con un impegno sempre crescente da parte degli Stati Uniti e della Cina.

Il sovrapporsi di questi due fenomeni evidenzia il rischio di una forte dipendenza estera per le aziende europeee storicamente leader del settore automotive. L’11 ottobre scorso Maros Sefcovic, vicepresidente e commissario Ue per l’unione energetica ha così convocato i più grandi gruppi industriali, sia del settore chimico che automobilistico, per convincerli a dar vita a un consorzio tra i principali paesi membri sul modello dell’Airbus, nata negli anni ‘60 affinché le compagnie europee non dovessero dipendere solo dai giganti americani. La Commissione ha annunciato uno stanziamento da 2,2 miliardi di euro per promuovere il progetto, che mira a supportare la produzione delle batterie attraverso una filiera integrata che comprenda il riciclo. Šefčovic ha affermato, a valle dell’incontro:

le batterie sono una tecnologia abilitante fondamentale nel contesto dell’Unione dell’Energia e il loro sviluppo e la loro produzione hanno un ruolo strategico nella transizione in corso verso una mobilità e sistemi energetici puliti”.

Nel corso dell’incontro è stato anche sottolineato che per l’Europa l’innovazione nelle celle potrà essere più importante dell’aumento di capacità produttiva, e che l’alleanza delle batterie dovrà affacciarsi oltre l’attuale tecnologia degli ioni di litio con la capacità di guardare ai prossimi sviluppi del settore, per colmare rapidamente l’attuale ritardo sulla concorrenza.

Cosa ne pensate?

L’Italia che ruolo può ritagliarsi in questa nuova sfida tecnologico-industriale, per limitare la minaccia di una dipendenza dall’estero? 

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